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Alcune Semplici Tecniche di Persuasione


La persuasione e’ una delle capacita’ piu’ importanti che una persona possa apprendere in quanto puo’ risultare utile in molte situazioni. A lavoro, a casa, nella vita sociale; l’abilita’ di persuadere ed influenzare gli altri puo’ essere un utile strumento per raggiungere i propri obiettivi.

Imparare alcune tecniche di persuasione puo’ anche darvi la possibilità di comprendere se certi metodi sono utilizzati contro di voi. Per esempio uno dei risultati più immediati è quello di capire come abili venditori ed esperti pubblicitari  tentino di vendervi prodotti di cui in realta’ non avete bisogno.

Ecco alcune tecniche utilizzate per cercare di condizionare le decisioni di una persona:

Framing (Confezionare): Se qualcuno vi dicesse “Non pensare ad un elefante” vi risulterebbe difficile obbedire; il termine “elefante” basta a fare comparire nella vostra mente tale immagine, indipendentemente dal contesto. Questo è un esempio banale ma efficace di framing. Tale tecnica è utilizzata sovente da abili politici. Per esempio, durante un dibattito politico sull’aborto, è probabile che denomineranno la loro posizione come “pro-vita” e “pro-scelta” in quanto la parola “pro” ha una connotazione migliore di “anti”. La tecnica del “framing” utilizza in maniera sottile parole cariche di significato per manipolare il punto di vista delle persone.

Per “confezionare” un’argomentazione persuasiva, selezionate parole che evochino immagini (positive, negative o neutrali a seconda dei risultati da ottenere) nella mente delle persone che vi stanno ascoltando. Un ulteriore esempio potrebbe essere il seguente: pensate alla differenza tra la frase “avere un telefono cellulare mi terra’ lontano dai guai” e “avere un telefono cellulare aumenta la mia sicurezza”. Valutate quale parola è piu’ efficace nel comunicare il vostro messaggio: se “guai” o “sicurezza”.

Mirroring (Rispecchiare): “Mirroring” è la pratica di imitare i movimenti ed il linguaggio del corpo della persona che state cercando di persuadere. Agendo come la persona che vi ascolta potrete creare un senso di empatia. Potete imitare gesti delle mani, movimenti di avvicinamento o di distacco, movimenti delle braccia e della testa. Sono tutti movimenti che vengono fatti inconsciamente, e prestando attenzione potrete notare come anche voi stessi li eseguite senza accorgervene. Per eseguire in maniera efficace tale tecnica è necessario ritardare di qualche secondo (dai 2 ai 4) l’imitazione del movimento (da eseguire in maniera speculare). Il “Mirroring” è anche conosciuto come “effetto camaleonte”.

Quantita’ limitata. Questa tecnica è utilizzata di frequente dai pubblicitari per rendere l’opportunita’ di acquisto piu’ appetibile in virtu’ del fatto che la disponibilita’ del prodotto terminera’ presto. La supposizione è che se un prodotto è scarso, è probabile che sia molto richiesto (acquistane uno subito perche’ sta per esaurirsi). Sappiate che questo è un metodo di persuasione al quale veniamo sottoposti di frequente e tenetene conto quando decidete di acquistare qualcosa.

Scambio. Quando qualcuno fa qualcosa per noi, di solito ci sentiamo in obbligo di restituire il favore. In generale si può affermare che il non poter ricambiare ad un favore o ad un regalo ricevuto, anche se non è stato richiesto, puo’ da vita ad una sensazione di disagio che alleviamo sdebitandoci.

I regali, piu’ di ogni altra cosa, generano in noi un bisogno  di voler restituire il favore. Vengono per esempio utilizzati nei supermercati (sottoforma di campioni gratuiti ed assaggi) per aumentare le vendite.

Tempismo. Le persone sono piu’ consenzienti e soggiogabili quando sono mentalmente affaticate. Prima di chiedere ad una persona qualcosa per la quale una riposta positiva non è certa, prendete in considerazione l’opportunita’ di attendere finche’ non si trovino in una situazione di stanchezza psicofisica. Per esempio rimandate la richiesta alla fine della giornata lavorativa, quando incontrate il collega all’uscita. Qualsiasi cosa gli chiediate è probabile che risponda “va bene, me ne occuperò domani”.

Coerenza. Una tecnica spesso utilizzata dai venditori è quella di stringervi ed agitarvi la mano con foga prima ancora che l’affare sia concluso. Nella testa di molte persone una stretta di mano di quel tipo equivale alla conclusione positiva di un accordo. Con questa tecnica il venditore aumenta le possibilità di concludere la vendita.

Un modo di mettere in pratica questa tecnica nella vita di tutti i giorni e’ quella di agire prima di comunicare l’intenzione. Per esempio, se siete fuori casa e desiderate andare a vedere un film ma è probabile che l’altra persona non sia d’accordo, potreste incamminarvi nella direzione del cinema mentre iniziate a discutere sul da farsi. Le probabilita’ che la proposta venga accettata aumenteranno se state gia’ percorrendo la strada verso la meta che state per proporre.

Loquacita’. Quando parliamo, spesso facciamo delle piccole pause ed esitiamo con varie interiezioni. Questi elementi “accessori” del discorso hanno lo spiacevole effetto di farci apparire meno sicuri di noi stessi riducendo la nostra capacita’ di persuasione. Parlando in maniera piu’ fluida chi vi ascolta sara’ persuaso con piu’ facilita’ da cio’ che state dicendo.

Comportamento del gregge. Ci guardiamo continuamente attorno per determinare il da farsi; abbiamo un bisogno (consapevole o meno) di essere accettati. Imitiamo e siamo persuasi molto piu’ facilmente da qualcuno che apprezziamo o che stimiamo. Un modo efficace di utilizzare questo comportamento a nostro vantaggio è quello di cercare di essere considerati come un leader anche quando non ne abbiamo le caratteristiche. Siate affascinanti e sicuri di voi stessi e le persone daranno grande peso nelle vostre opinioni.

Se state avendo a che fare con qualcuno che difficilmente vi vede come una persona autorevole (come un vostro superiore in ambito lavorativo) potete ugualmente sfruttare il “comportamento del gregge”. Potreste per esempio cercare l’occasione per citare un leader o un personaggio importante che questa persona ammira. Cosi’ facendo susciterete pensieri positivi che verranno associati alla vostra presenza.

Offrite una bevanda. Offrite alla persona che state persuadendo una bevanda calda (te, caffe’, cioccolata) mentre le state parlando. La sensazione di calore che si trasmettera’ alle loro mani ed al loro corpo puo’ inconsciamente farvi apparire come una persona calda, piacevole ed accogliente.

Offrire una bevanda fredda può generare l’effetto opposto. In generale le persone tendono a provare sensazioni di freddo e vanno alla ricerca di cibo e bevande calde quando si trovano in una situazione di disagio.

Contatto. Sia che stiate concludendo un accordo o che stiate proponendo un appuntamento romantico, il contatto (in maniera delicata ed appropriata) puo’ aumentare le possibilita’ di successo. In ambito professionale e lavorativo è consigliabile evitare il contatto fisico prediligendo piuttosto un “tocco” verbale (rassicurando la controparte per esempio) per evitare spiacevoli malintesi. In una situazione romantica, ogni forma di contatto proveniente da una donna puo’ in genere essere interpretata positivamente; gli uomini devono invece cercare di prestare attenzione a come agiscono per non suscitare sensazioni di disagio nella donna che vogliono conquistare.

APPROFONDIMENTI e RISORSE ESTERNE

http://it.wikipedia.org/wiki/Framing_(scienze_sociali)
http://instruct1.cit.cornell.edu/courses/phi663/Bargh - Chameleon%20Affect.pdf
http://www.rotman.utoronto.ca/geoffrey.leonardelli/inpressPS.pdf (PDF)

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Gli Effetti dello Stress Cronico


Cefalee, disordini alimentari, disturbi del sonno, gastriti, coliti, stanchezza eccessiva, irritabilità, difficoltà di concentrazione, perdita di capelli tra le donne; lo stress viene riconosciuto come causa di queste e molte altre problematiche.

La natura ha dotato i nostri antenati preistorici di uno strumento che li aiutasse ad affrontare le minacce: un sistema di rapida attivazione che focalizza l’attenzione, accelera il battito cardiaco, dilata i vasi sanguigni e prepara i muscoli alla fuga o al combattimento. L’essere umano moderno è invece soggetto in maniera continua a stress ma di natura differente: traffico, scadenze, pagamenti, problemi lavorativi, litigi coniugali, inquinamento acustico ed altre pressioni considerate ormai come parte integrante della società. Molti organi nel nostro corpo vengono perciò stimolati da un flusso considerevole e continuo di segnali di allarme, inviati al fine di alzare il livello di attenzione, che possono danneggiarli e compromettere lo stato generale di salute.

Cosa succede nel cervello e nel corpo quando siamo sotto stress ? Quali organi vengono attivati ? Quando i segnali di allarme necessari per alzare il livello di attenzione iniziano a causare problemi ? Solo di recente sono stati formulati modelli coerenti di come lo stress cronico danneggi la salute, tuttavia le soluzioni atte ridimensionare il problema esistono.

Negli ultimi decenni la ricerca scientifica ha identificato molte parti del cervello e del corpo che vengono attivate in risposta ad una situazione di stress. Queste regioni analizzano i segnali sensoriali ed emotivi e comunicano con una vasta rete di nervi, organi, vasi sanguigni e muscoli, riposizionando le energie corporee al fine di affrontare e gestire la situazione.

Quando uno scenario fonte di stress si presenta, una piccola area al centro del cervello chiamata ipotalamo si occupa di gestire la situazione. Esso contiene diversi gruppi di neuroni, adibiti allo svolgimento di differenti compiti. Questi regolano il sonno e l’appetito, per esempio, e la concentrazione di alcuni importanti ormoni nel flusso sanguigno. Il gruppo di neuroni più importante è il nucleo paraventricolare (PVN), il quale ha il compito di secernere l’ormone di liberazione della corticotropina (CRH, da Corticotropin-Releasing Hormone), ed anche chiamato corticoliberina, un neurotrasmettitore che ha il compito di avviare una reazione in risposta alla situazione stressante.

L’ormone CRH è stato scoperto nel 1981 da Wylie Vale al Salk Institute for Biological Studies di San Diego e da allora è stato analizzato approfonditamente. E’ certo che il CRH controlli la reazione allo stress in due modi.

In primo luogo raggiunge gli organi attivando un’allerta neuro-ormonale (denominata anche “braccio-lungo”) ovvero un percorso dall’ipotalamo verso la ghiandola pituitaria (o ipofisi) del cervello e verso le ghiandole surrenali. Questo percorso è anche conosciuto come l’asse ipotalamico pituitario adrenale. Quando l’ormone CRH raggiunge l’ipofisi la stimola a rilasciare nel flusso sanguigno l’ormone adrenocorticotropico (ACTH). La prima conseguenza del rilascio dell’ormone ACTH nel sangue è l’attivazione delle ghiandole surrenali al fine di produrre e rilasciare ormoni glucocorticoidi. Solitamente il livello di questi ormoni nel sangue segue un ritmo preciso durante il giorno: elevato nel primo mattino e basso a fine giornata. Uno dei compiti più importanti è incrementare il glucosio nel sangue al fine di fornire energia per muscoli e nervi. Altri compiti importanti sono la regolazione del metabolismo glucidico e del ciclo sonno-veglia. Poichè questi ormoni regolano queste importanti funzioni il loro livello deve essere calibrato in maniera precisa, ecco perchè l’ipotalamo ha anche la possibilità di ridurne rapidamente il livello nel sangue.

L’ormone CRH fa si che i suoi effetti si manifestino anche tramite un percorso meno complesso denominato “braccio corto”. Una piccola ma importante regione nel cervello denominata  locus coeruleus situata  nel tronco encefalico, la zona dell’encefalo in prossimità del midollo spinale, ha in questo frangente una funzione paragonabile a quella delle stazioni di ritrasmissione (i cosiddetti ripetitori di segnale). Collega infatti l’ipotalamo con il sistema nervoso autonomo, il quale controlla tutti i processi fisiologici che avvengono indipendentemente dalla nostra volontà quali per esempio la respirazione, la regolazione della pressione sanguigna, la digestione e via dicendo.

Il sistema che regola la risposta allo stress ci permette di affrontare una situazione con maggiore efficienza ma quando lo stress quotidiano aumenta considerevolmente la sua stessa funzionalità può diventare inutilmente intensa e continua.

Tuttavia l’attivazione dello stato di allerta da parte dell’ipotalamo dovrebbe essere un evento straordinario, non la normalità. Quando la situazione di emergenza viene a cessare, il sistema di gestione dello stress deve essere rapidamente disattivato per permettere agli organi interessati di recuperare le energie. Ma quando le circostanze esterne stimolano continuamente la produzione di ormone CRH il corpo reagisce in continuazione senza aver modo di rilassarsi.
Questa sollecitazione continua rende il corpo più vulnerabile. Gli organi riproduttivi per esempio divengono meno efficienti. E’ stato appurato come le persone esposte a grandi sforzi fisici per vari anni risultino essere meno fertili. Il livello di testosterone negli uomini diminuisce, mentre il ciclo mestruale nelle donne diventa irregolare o perfino cessare. L’anoressia e digiuni prolungati hanno simili effetti dannosi sulla fertilità. In entrambi i casi il livello di CRH nel cervello va ad incrementarsi. I soggetti anoressici hanno livelli elevati degli  ormoni dello stress nel sangue e nelle urine anche nelle tarde ore del giorno, quando nelle persone sane i valori per tali ormoni risultano essere inferiori. Inoltre, quando le loro ipofisi vengono stimolate in via artificiale con dell’ormone CRH, i soggetti anoressici secernono minori quantità degli ormoni che regolano il sistema di risposta allo stress; ciò dimostra che il loro asse ipotalamico pituitario adrenale è già in una situazione di iperattività.
L’eccesso di CRH dovuto a situazioni di stress cronico riduce inoltre la secrezione di ormone della crescita, cosi come la concentrazione nel sangue delle sostanze che regolano l’effetto dell’ormone della crescita sugli organi. I bambini in situazioni di disagio e stress cronico crescono più lentamente. Negli adulti lo sviluppo di muscoli ed ossa, e la corretta funzionalità del metabolismo dei grassi sono ostacolati.
Uno dei principali effetti fisiologici dello stress coinvolge stomaco ed intestino. Quando l’asse ipotalamico pituitario adrenale è troppo attivo e contemporaneamente i livelli dell’ormone CRH nel cervello sono troppo alti, i segnali lungo il nervo vago vengono bloccati. Questo nervo ha come scopo principale quello di stimolare la produzione dell’acido gastrico e regolare i movimenti compiuti dallo stomaco e dall’intestino durante la fase della digestione (invia inoltre impulsi al cuore ed a vari muscoli motori).Altri studi recenti hanno scoperto che anche le vittime di violenze e di abusi sessuali, ovvero persone che hanno subito forti traumi psicologici con conseguenze a medio-lungo termine, soffrono spesso di disturbi della digestione. In questi soggetti, per la maggioranza giovani donne, l’asse ipotalamico pituitario adrenale è generalmente in stato di iperattività. Se questa condizione persiste per lungo tempo il metabolismo dei carboidrati muta. Il grasso corporeo si ridistribuisce: i depositi di grasso sottocutaneo si spostano verso l’addome; le cellule possono smettere di assorbire glucosio in risposta all’insulina, una condizione che può condurre il soggetto al diabete.
Una iperattività dell’asse ipotalamico pituitario adrenale può anche causare sintomi simili a quelli riscontrabili nelle malattie mentali. Infatti ricerche farmacologiche recenti hanno svelato elevati livelli di CRH hanno un ruolo importante nei casi di disordini mentali. Le persone depresse o predisposte ad attacchi di panico hanno generalmente livelli elevati di tale ormone nel sangue e nel liquido cerebrospinale.

Lo stress cronico fa male alla salute quindi, tuttavia lo stress non è tutto uguale. Una minima quantità di stress, chiamata anche stress positivo, è addirittura auspicabile in quanto ci tiene mentalmente e fisicamente pronti ed efficienti.
Ma allora quando la salute a rischio ?  Non esiste purtroppo una risposta valida per tutti. Non è facilmente quantificabile il livello di rumore sul posto di lavoro o il numero relazioni sentimentali naufragate che il nostro sistema di gestione dello stress può gestire senza alcuna conseguenza. Ciò che è certo è che prolungate condizioni di stress (definibili stress cronico) possono compromettere i nostri organi e la nostra salute.

CONSULENZA

L’articolo e’ stato redatto avvalendosi della consulenza della Psicologa Dott.ssa Ernesta Zanotti

APPROFONDIMENTI e RISORSE ESTERNE

Scala dei Valori Stressanti (messa a punto dal Prof. T.H. Holmes e R.H. Rahe dell’Università di Washington nel 1967

PUNTI - EVENTI STRESSANTI

100 - Morte del Coniuge
73 - Divorzio
65 - Separazione fra Coniugi
63 - Carcerazione
63 - Morte di un familiare stretto
53 - Malattia o ferita
50 - Matrimonio
47 - Licenziamento
45 - Riconciliazione coniugale
45 - Pensionamento
44 - Malattia di un familiare
40 - Gravidanza
39 - Difficoltà sessuali
39 - Acquisizione di un nuovo membro della famiglia
39 - Riassesto negli affari
38 - Mutamento delle condizioni finanziarie
37 - Morte di un amico stretto
36 - Cambiamento di lavoro
35 - Aumento di conflittualità con coniuge
31 - Accensione di mutuo dall’importo considerevole
30 - Preclusione di mutuo o di un prestito
29 - Mutamento di responsabilità sul lavoro
29 - Abbandono della casa di un figlio
29 - Disaccordo con i parenti
28 - Rilevante successo personale
26 - Moglie inizia o cessa un lavoro
26 - Inizio o fine percorso scolastico
25 - Cambiamenti nelle condizioni di vita
24 - Correzioni delle prime abitudini di vita
23 - Fastidi con un superiore
20 - Mutamenti di orario e condizioni di lavoro

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Sognare Sapendo di Stare Sognando


Il Sogno Lucido è un fenomeno che pur non universalmente accettato ha delle prove scientifiche evidenti e numerosissime testimonianze che ne confermano l’esistenza. Con un assiduo allenamento chiunque può imparare a controllare il proprio subconscio al fine di vivere situazioni surreali. In un sogno controllato, si puo’ perseguire con la propria volonta’ la cessazione degli incubi, studiare e risolvere un problema, praticare le proprie fantasie sessuali, etc.

Esistono varie testimonianze a sostegno del fenomeno, alcune provenienti addirittura dal V° secolo dopo cristo.

Nell’anno 415 Sant’Agostino, prete Cristiano e filosofo, scrisse del sogno di un uomo che era assorto in preoccupazioni riguardo la vita dell’aldilà, e su come questa potesse essere. L’uomo, Gennadius, sognò di ricevere una visita da parte di un giovane “dall’ autorevole presenza”. Gennadius segui la persona, e fu condotto in un luogo pervaso da cori di un canto “estremamente soave”. Quando si svegliò considerò l’esperienza frutto di un indigestione. Tuttavia la notte seguente Gennadius sognò ancora e fu nuovamente visitato dalla figura (apparentemente) maschile della giovane guida che gli chiese se si ricordasse di lui. “Certamente!” rispose Gennadius. La giovane guida quindi gli chiese se il loro incontro fosse occorso durante il sonno o nella realtà e Gennadius rispose “in sonno”. La sua guida gli disse “Sappi che anche ora stai dormendo, te ne rendi conto ?” e Gennadius rispose “Si, il mio corpo è nel letto”.
Gennadius fu quindi consapevole di trovarsi in un sogno, tuttavia non sembrava essere in grado di controllarne l’andamento. Ma anche senza far valere la propria volontà sul sogno Gennadius trovò le risposte ai problemi che lo assillavano, restando soddisfatto di quanto riuscì a scoprire.

L’VIII secolo dopo Cristo fu interessato dall’affermazione di un ordine monastico ideatore de “Il Libro Tibetano dei Morti“.  Pare che questo gruppo di persone conoscesse molto più di quanto si conosca oggi riguardo l’attività onirica della mente; tuttavia se ciò fosse vero il loro libro non contiene di questa conoscenza. Questo testo descrive per esempio come al momento della morte si vivano allucinazioni simili ai sogni; durante queste visioni il fatto di essere a conoscenza che ciò che si sta vedendo non è reale ma è simile ad un sogno garantirebbe al defunto una facilitazione per raggiungere l’illuminazione e quindi, si spera, la rinascita. Per raggiungere quest’obbiettivo i monaci svilupparono una forma di Yoga utile a comprendere il fenomeno dei sogni in punto di morte.

Nel 1867 un famoso scienziato di nome Marquis d’Hervey de Saint-Denys pubblicò il libro sui “Sogni e Come Guidarli“, spiegando come chiunque potesse imparare a modificare l’andamento dei propri sogni.

Una più recente e conosciuta trattazione del tema proviene da Jane Roberts la quale creò una raccolta di testi chiamata “Seth Material”. L’autrice sostiene di essere riuscita a mettersi in contatto con uno spirito di nome Seth, il quale passò il breve tempo concessogli per discutere con lei di argomenti quali sogni e morte. Purtroppo il successo del libro ha contribuito ad attribuire una connotazione “New Age” al fenomeno del sogno lucido.

Il lavoro di Stephen LaBerge ha invece fornito una chiave di lettura più scientifica al fenomeno. Era il 1980 quando LaBerge ottenne la laurea in psicologia, tuttavia il suo interesse per i sogni e gli stati alterati della coscienza nacque già quando era ragazzino. LaBerge ebbe delle esperienze di sogni lucidi, ed ovviamente trovò l’esperienza molto interessante. Per dimostrare il fenomeno si sottopose più volte ad esperimenti in stato di sonno sotto il controllo di altri ricercatori. I risultati più importanti includono:

  • comparazione del senso soggettivo del tempo durante i sogni rispetto alla veglia studiando il movimento degli occhi (si sottopose a tal fine ad esperimenti in cui riusciva volontariamente a sognare una partita a ping-pong);
  • comparazione dell’attività celebrale durante l’attività del canto sia durante la veglia che durante il sogno;
  • comparazione dell’eccitazione sessuale (e l’orgasmo) sia durante la veglia che durante il sogno

Chiunque avrà fatto un sogno piacevole al punto da volerlo rivivere. Le persone che sanno di stare sognando possono evitare di fare incubi, mentre coloro in grado di controllare i propri sogni possono fare molto di più. Partecipanti in esperimenti scientifici per lo studio dei sogni lucidi dichiarano di provare un intenso senso di soddisfazione al risveglio ed un accresciuto buon umore.

Esistono svariate tecniche per riuscire a controllare i propri sogni, ma principalmente sono 2 le tecniche base. Entrambe prevedono come primo passo di essere in grado di ricordarsi i sogni al risveglio ed altri obiettivi in cui i giovani paiono riuscire più agevolmente.
La prima tecnica è paragonabile ad un “inserimento controllato” nel sogno ed è chiamato metodo WILD (wake-initiated lucid dream). Con questa tecnica si cerca di entrare nel sogno partendo da uno stato di meditazione, conservando un minimo di lucidità per controllare il sogno. Molte delle persone che sono riuscite a mettere in pratica la tecnica hanno segnalato che il metodo è parecchio difficile ed a volte genera effetti molto spiacevoli; non è raro avere la sensazione di fluttuare sopra il proprio corpo o di sprofondare nella materia per parecchi istanti. Altre volte è possibile percepire forti vertigini o addirittura provare una sensazione classificabile come esperienza di pre-morte.

Un altro metodo, più diffuso ed accettato è quello di immergersi completamente nel sogno, quindi cercare un collegamento con la vita reale per ottenere uno stato di lucidità e di controllo sugli eventi all’interno del sogno. Cio’ puo’ avvenire con l’utilizzo del “reality check” denominato anche metodo MILD (mnemonic induction of lucid dreams).
I sogni si differenziano dalla realtà in molti modi, e molti di questi sono prevedibili. Ci si dovrebbe perciò abituare a mettere in atto comportamenti che possano evidenziare queste differenze. Per esempio se una persona si abituasse a guardare l’orologio 2 volte in rapida successione, da sveglio noterebbe lo stesso orario, mentre in un sogno di solito i numeri sarebbero casuali o comunque differenti. Altre persone si tappano il naso e provano a respirare. Nella realta’ è impossibile ma non durante il sogno. La scelta del metodo è ovviamente soggettiva e serve a comprendere se ci si trovi in uno stato di veglia o meno. Il fatto di rendere il gesto un abitudine aiuta a compiere piu’ agevolmente l’operazione anche durante la fase REM del sonno. Capire di stare sognando dovrebbe bastare per poter diventare regista del proprio sogno.

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Il Settimo Senso


Fin dall’infanzia ci è stato insegnato che il corpo umano possiede 5 sensi che sicuramente tutti conoscete (vista, udito, tatto, gusto, odorato). Questo elenco è rimasto immutato dal tempo di Aristotele. esiste poi il cosi definito “sesto senso” che per molte persone  può riferirsi  ad una percezione fuori dalla sfera scientifica o semplicemente ad un senso di cui gli essere umani non dispongono (al di la del detto culturale o di particolari credenze).

Tuttavia, se provate a chiedere ad un neurologo di quanti sensi dispone il corpo umano, potreste rimanere sorpresi dalla risposta. Molti specialisti identificano 9 o più sensi, altri ne classificano addirittura 21. La prima categoria di sensi è quella dei sensi speciali che includono i già noti vista, udito, gusto e odorato. La seconda categoria è composta dai sensi somatici, che di solito vengono raggruppati in massa con il senso del “tatto”, inclusi il nostro senso della pressione, calore e dolore. La terza categoria invece non è ancora ben conosciuta e comprende i sensi introspettivi, ovvero quelli che hanno a che fare con informazioni che si provengono dall’interno stesso del corpo.

E’ abbastanza ovvio cosa possa succedere ad una persona quando un senso viene a mancare; possiamo immaginare cosa può voler dire perdere la vista o l’udito, la sensibilità (il tatto) o l’olfatto (perdita che accompagna di solito un forte raffreddore).

Ma cosa succede quando il corpo perde la consapevolezza di se stesso ?

I sensi definiti “introspettivi” sono raggruppati in varie configurazioni, ma di base sono 3.

L’equilibrio è il senso dell’allineamento del corpo. Questo senso aiuta per esempio i vegetali a crescere in verticale indipendentemente dalla pendenza del terreno e consente agli animali di collocarsi nelle tre dimensioni (pensate per esempio come un gatto riesca a cadere sempre sulle zampe)

Il senso organico è quello che allerta il corpo riguardo alle sue condizioni interne, e vi permette per esempio di capire che siete affamati o assetati.

Il terzo senso introspettivo è definito come Propriocezione. Semplificando si può definirla come la capacità del cervello di conoscere la posizione delle parti del corpo. Per capire questo senso, chiudete gli occhi ed estendete la vostra mano in una direzione casuale. Ora identificatene mentalmente l’esatta posizione dopodiché aprite gli occhi. Sappiate che il cervello potrà identificare la posizione della vostra mano, anche se nessuno dei 5 sensi “classici” potesse rilevarla.

La perdita del senso della Propriocezione è conosciuta con diversi nomi: Sindrome di Sack e Deficit della Propriocezione sono titoli differenti per la stessa malattia, ovvero l’incapacità del corpo di essere consapevole di se stesso. Essendo un disturbo raro non è facile stabilire quali siano i primi sintomi anche se pare chiaro che siano legati alla perdita di coordinazione fino ad arrivare alla totale mancanza di propriocezione. A questo punto la persona prova una sensazione di totale dissociazione tra mente e corpo proprio come se questi fossero separati ed indipendenti.

Il neurologo e scrittore Oliver Sack (omonimo della Sindrome, già autore di “Risvegli”), ha descritto nel libro “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello” la storia di una paziente definita “La Disincarnata“. Questa donna, nell’arco di pochi giorni, passò da uno stato di piena salute ad uno nel quale era totalmente priva della consapevolezza del proprio corpo.

Le conseguenze di questo disturbo sono gravi, basti pensare alle varie semplici attività che richiedono l’utilizzo di questo senso durante il giorno. Se per esempio mentre portate la borsa della spesa verso l’automobile e vi cadono le chiavi, le vostre gambe non si piegheranno facilmente perché non avete pieno controllo su di loro, ciò che tenete nell’altra mano cadrà improvvisamente nel momento in cui smettete di concentrarvi su tale attività, la vostra mascella si aprirà nel momento in cui non starete più pensando a tenere la bocca serrata.

Al momento non esiste una cura per questa Sindrome. Come in ogni altra persona sottoposte a deprivazione sensoriale, le persone affette da deficit della propriocezione tendono a sostituire questa percezione con un altro senso.  La paziente di Oliver Sack sostituì la propriocezione con la vista. Poiché non era più in grado di stabilire dove si trovassero le proprie parti del corpo, creò tale consapevolezza guardandosi. Se voleva afferrare una tazza di caffè doveva osservare attentamente la propria mano finché non aveva sorseggiato e posato di nuovo la tazza al sicuro. Se voleva camminare nella stanza, era necessario che guardasse attentamente i propri arti inferiori.

Ogni movimento va quindi attentamente analizzato e messo in atto, non è più possibile affidare al corpo semplici attività come il camminare o il sedersi. Inoltre i movimenti non appaiono per nulla naturali, è come se la mente comandasse una marionetta. Aprire una porta diventa un complicato processo di allungamento del braccio, contrazione delle dita, rotazione del polso, contrazione del braccio, e così via.
Inoltre le parti del corpo non direttamente oggetto di attenzione divengono totalmente prive di controllo.

Fortunatamente la Sindrome di Sack è molto rara, non contagiosa e non trasmissibile geneticamente. A differenza di molti altri disturbi, le statistiche suggeriscono che siano più colpite le persone con maggior grado di istruzione. E’ per questo che si ipotizza che tra le cause ci possano essere motivi psicologici. Ciò che è certo è che questo disturbo mette in evidenza funzioni della mente umana che sono ad oggi ancora poco conosciute.

APPROFONDIMENTI e RISORSE ESTERNE

http://www.anobii.com/books/010fc4e053b492ff52/

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Le Allucinazioni di Charles Bonnet


La vita tranquilla di uno studioso di animali e piante di nome Charles Bonnet, fu turbata nell’anno 1760 quando suo padre iniziò a provare una serie di stravaganti allucinazioni. L’ottantanovenne Charles Lullin sperimentò infatti visioni di persone, animali, edifici, carrozze ed altri oggetti che si gli presentarono davanti in maniera vivida, molto più vivida di quel piccolo angolo di realtà distorta che riusciva ancora a vedere attraverso le sue forti cataratte.

Il padre di Bonnet non presentava alcun sintomo di demenza ed il suo stato di salute, tranne per queste intense allucinazioni, appariva piuttosto buono. Oltretutto era ben consapevole che ciò che vedeva non era reale. Charles Bonnet catalogò queste stravaganti visioni e col passare del tempo questi sintomi furono successivamente classificati come la “Sindrome di Charles Bonnet”. Molti casi simili furono registrati nei decenni successivi, e benché si pensasse fosse una malattia rara, recentemente è risultata essere piuttosto diffusa.

Per le persone colpite da questa sindrome, il mondo è occasionalmente adornato in maniera irreale. A seconda dei casi, qualcuno potrebbe vedere le superfici coperte da motivi inesistenti (immaginate per esempio che la parete di fronte a voi sia improvvisamente coperta da una stravagante carta da parati) mentre altre persone vedono inafferrabili oggetti dettagliati in maniera sorprendentemente minuziosa. A volte una porzione significante della realtà viene alterata (per esempio una semplice scala che diventa uno scosceso dirupo). Queste visioni possono durare secondi, minuti o addirittura ore.

La maggior parte delle persone affette dalla Sindrome di Charles Bonnet si trovano nei primi stadi del processo che porta alla perdita della vista e queste allucinazioni di solito iniziano quando ancora vedono ma la loro capacità di vedere sta leggermente e lentamente diminuendo. La causa più comune di questa grave perdita è la degenerazione della macula o degenerazione maculare, una malattia dove certe cellule fotosensibili della retina funzionano male causando un lento ingrandimento del “punto cieco” al centro della visione.

Altri problemi oculari quali il glaucoma e la cataratta possono causare i sintomi di questa sindrome ed in alcuni casi è stata diagnosticata anche a persone senza problemi alla vista. La probabilità di riscontrare queste allucinazioni sembra aumentare nelle persone con scarsa vita sociale. Persino le persone ipovedenti fin dalla nascita possono essere interessati da queste visioni, restando ovviamente sbigottite dalla loro chiarezza e complessità.

Una percentuale significativa di pazienti descrive inoltre la visione di teste fluttuanti in continuo movimento che periodicamente entrano nel loro campo visivo. Queste hanno solitamente occhi sbarrati, denti pronunciati e caratteristiche che potrebbero ricordare un gargoyle. Raramente si tratta di volti noti, e, pur presentando espressioni piacevoli, hanno l’inquietante caratteristica di cercare frequentemente un contatto visivo. Pur non essendo minacciose quindi, queste visioni non sono facili da scacciare. Inoltre, data la basilare tendenza dell’essere umano a credere ai propri sensi, queste allucinazioni possono accendere un forte conflitto tra le emozioni e la ragione.

In un’ironica dimostrazione della loro intatta razionalità, molte delle persone afflitte dalla sindrome di  Charles Bonnet scelgono di non parlare di queste loro visioni per paura che la loro sanità mentale possa essere opinata. Per contro, persone con psicosi tendono a immergersi in elaborate finzioni per spiegare le loro allucinazioni e raramente si interrogano sulla propria sanità mentale.

Una precisa causa che origina la Sindrome di Charles Bonnet non è ad oggi conosciuta, ma una teoria diffusa sostiene che il cervello stia semplicemente tentando di compensare un ridotto stimolo visivo. Si consideri che un essere umano sano riceve ogni secondo dal senso della vista qualcosa come 8 Megabit di dati, una banda di informazioni ben più larga delle normali connessioni ADSL. La corteccia visiva è il sistema più massiccio nel cervello umano, ed è stipata di connessioni in grado di manipolare il flusso di informazioni proveniente dagli occhi prima di consegnare questo al resto del cervello. Quando una malattia riduce questo flusso di informazioni un numero straordinario di neuroni restano inutilizzati.

E’ cosa nota che il cervello umano sia in grado di gestire una situazione di cecità parziale. Ogni occhio umano ha un punto cieco dove il nervo ottico si collega alla retina e si dirama attraverso questa. La corteccia visiva riempie automaticamente questi punti ciechi estrapolando ciò che dovrebbe vedere dai dettagli prossimi a questi punti. Poiché i punti ciechi di una persona non si sovrappongono, il cervello  effettua una sovrapposizione delle informazioni provenienti dai due occhi (se questi sono entrambi attivi).

Potete percepire il vostro “blind-spot” (punto cieco) utilizzando l’immagine seguente. E’ necessario sedersi di fronte al monitor e coprire un occhio. Fissate una di queste lettere e trovate, spostandovi avanti o indietro la giusta distanza alla quale il punto nero a destra scomparirà.

Punto Cieco

E’ interessante notare come il cervello abbia la capacità di dare all’area interessata dal punto cieco lo stesso colore dello sfondo e come sia inoltre in grado di completare la linea che passa attraverso di esso.

In una situazione di cecità via via crescente, è possibile quindi che il cervello tenti di riempire la progressiva mancanza di informazioni causata dalle nuove aree buie che si sono venute a creare. Poichè gli occhi stanno inviando una quantità di dati sempre più ridotta  e con una percentuale di errore empre maggiore, la corteccia visiva può generare un numero crescente di supposizioni grossolane.
Questa ipotesi è supportata anche dai risultati degli esperimenti di privazione sensoriale; i soggetti provano allucinazioni quando posti in ambienti con assenza totale di luce per lunghi periodi.

La percezione umana è piuttosto imperfetta, al punto che anche un cervello sano deve costruire una consistente porzione di dati per fornirci un senso completo di ciò che ci circonda. Ciò dovrebbe indurre a chiederci quanto della realtà che ci circonda è una percezione comune e quanto è solo una nostra personale visione dell’universo.

APPROFONDIMENTI e RISORSE ESTERNE

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